Il mio giardino

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Giardino di via Cà Rosa 9, Bologna

La fascia di pianura tra le antiche comunità di Corticella e Beverara, punteggiata di nuclei colonici e residenze signorili, ha cambiato fortemente fisionomia tra la seconda metà dell’Ottocento, con la realizzazione della ferrovia Bologna-Padova, e la seconda metà del ’900, con la costruzione dell’asse tangenziale-autostrada. In questo contesto, ancora ricco di segni del passato agricolo, si colloca il ricchissimo giardino di via Cà Rosa che avvolge un elegante edificio signorile di origine cinquecentesca, già rappresentato nella carta di Andrea Chiesa del 1740-42 col nome dei proprietari dell’epoca, la nobile famiglia del Frate, nella cartografia successiva affiancato dall’abitazione dei coloni e in quella del 1949 associato al toponimo Stradelli. Oggi l’elegante edificio, modificato nella seconda metà dell’Ottocento, conserva una bella loggia passante e sale affrescate secondo lo stile di fine secolo dell’Aemila Ars.

Il parco è un magnifico insieme di esemplari arborei di notevoli dimensioni, degli alberi preesistenti restano un grande cedro del libano (cedrus libani), un ippocastano (aesculus hippocastanum), una farnia (quercus robur), tigli, platani, uno scenografico esemplare di sophora japonica pendula e una Paulownia arricchito da molte collezioni botaniche che i proprietari hanno composto nel tempo con minuziose ricerche e passione.

Accanto al viale d’ingresso carrabile sono presenti decine di varietà di peonie arboree, con alcuni esemplari che hanno più di 50 anni, mentre il vialetto pedonale è contornato da peonie erbacee, bletille (orchidee terricole) e da circa un centinaio di varietà di Hemerocallis. L’area verde, racchiusa da una rigogliosissima siepe sempreverde di Osmanthus aquifolium, sul fronte meridionale è annunciata dai bianchi tronchi dei platani, dalla chioma contorta di una bella Sophora japonica pendula e da un filare di tigli.

Nella zona introduttiva del giardino si ammirano particolarissime specie di Euphorbia e aiuole di graminacee in varietà; nel prato antistante la facciata dell’abitazione trovano posto distese di erbacee perenni (Hemerocallis, anemoni, ligularie) e notevoli collezioni di ellebori. Proseguendo verso il lato orientale del giardino si incontrano insiemi multicolori di iris e una zona dedicata alle piante acidofile con una rigogliosa siepe di ortensie e un boschetto di camelie e rododendri che celano l’accesso a un insolito vivaio-frutteto, un vero e proprio laboratorio per esperimenti di riproduzione e innesto. Molta parte dell’area verde è destinata alle magnolie, una vera passione del proprietario che ne ha inserite ben 30 specie.

Condotti dai felici accostamenti di Acanthus e graminacee, varietà di Hosta e felci, si raggiunge un singolare insieme di aceri giapponesi su un morbido tappeto di Geranium. Questo settore del giardino è dominato da un grande cedro del Libano, ma stupiscono soprattutto i due begli esemplari di Davidia involucrata, il cosiddetto albero dei fazzoletti per le attraenti brattee bianche primaverili, che assomigliano a tanti fazzoletti stesi ad asciugare.

Altro esperimento ben riuscito, sono le piante acidofile (camelie japonica e

Sasanqua, rododendri e azalee) piantate in piena terra, che per il terreno argilloso della pianura padana è una vera impresa.

Il fronte settentrionale dell’edificio è esaltato da due ampie zone di roseto arbustivo, che circondano anche il pozzo, e da un fascia di grandi sfere di bosso di varie dimensioni verso il confine occidentale. In posizione centrale, infine, splendidamente visibile da tutto il giardino, si staglia, come una scultura, un vecchissimo tronco di paulonia su cui cresce la vigorosa rosa rampicante Paul’s Himalayan Musk, dalla spettacolare fioritura estiva caratterizzata da mazzetti di piccoli fiori rosa chiaro. In fondo al giardino, attraversando un cancellino, si può accedere anche ad un’area che ospita una ricchissima collezione di oltre 500 varietà diverse di Iris barbata .

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